Nicola Randone
di Daniele Cutali

Intervista a NICOLA RANDONE autore, cantore e poeta progressivo nella realtà del profondo meridione siciliano.

Terra di agrumi, di sterminati campi di fichi d’india, di soleggiate pianure e spiagge con un mare da favola, di pescatori, di arancini e dei favolosi cannoli alla ricotta, la Sicilia è anche terra d’arte che ha testimoniato il passaggio di greci e normanni i quali hanno lasciato nella storia dell’isola un segno indelebile della loro cultura. Dalla tradizione di terra d’arte quale è, l’isola ha dato i natali a poeti e scrittori di primaria importanza (Giovanni Verga, Leonardo Sciascia, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Luigi Pirandello e così via) e a musicisti fondamentali dell’area progressiva sia storica che delle nuove leve degli anni ’90 (Era di Acquario, Davide “Jimmy” Spitaleri dei Metamorfosi e i Malibran). Ecco quindi da quel di Ragusa emergere un bravo musicista d.o.c. che riesce a creare atmosfere progressive e melodicamente italianissime come non se ne sentivano da parecchio tempo: Nicola Randone, grande appassionato delle Orme, storico gruppo progressivo italiano degli anni ‘70, e webmaster di un famoso portale Internet dedicato a loro. Già cantante e chitarrista del gruppo hard rock Grey Owl, ora disciolto, Randone si è avventurato in modo molto promettente nella carriera solista dando vita a due ottimi album. Il primo, Morte di un Amore (autoprodotto e registrato in Sicilia), è in alcune composizioni ancora un’eredità dei Grey Owl, con canzoni composte nel periodo di vita del gruppo che sfiorano il cantautorato melodico italiano con rarefatte, delicate e ammalianti atmosfere prog. Il secondo lavoro è l’opera che lo consacra definitivamente. Dopo un’eccellente partecipazione al progetto Kalevala della Musea Records, opera in tre cd ispirata al poema finnico per eccellenza realizzata su iniziativa della fanzine finlandese Colossus, per il quale compone insieme al gruppo torinese dei Tempore il lungo e stupendo brano Runo 49, Randone torna alla composizione del suo secondo lavoro, che non tarda ad uscire. Trovata un’etichetta pronta finalmente ad investire sulla sua musica, la stessa Electromantic Music di Beppe Crovella (Arti & Mestieri) che produce anche i Tempore, esce finalmente Nuvole di Ieri – Suite da Un Viaggiatore. E piovono letteralmente i riconoscimenti unanimi dagli ambienti della critica progressiva. Approfondiamo la conoscenza dell’artista ripercorrendo le tappe principali della sua storia, facendo una chiaccherata via e-mail con Randone stesso.

Ciao Nico e grazie per la chiaccherata che ci hai concesso. Parlaci della tua esperienza con i Grey Owl, dalla loro nascita al motivo del loro scioglimento con tutto quello che c’è stato in mezzo.

Ciao Daniele, innanzitutto grazie a te per l’opportunità che mi concedi di apparire tra le pagine di Movimenti Prog. Mi fa molto piacere che tu mi chieda dei Grey Owl, per me è come rievocare i giorni del liceo, l’entusiasmo per le prime apparizioni al pubblico, lo spirito di gruppo. Al tempo, 10 anni fa per l’esattezza, venivo fuori da poche ed infruttuose esperienze con alcune band locali ed io stesso non mi sentivo granché pronto per elaborare qualcosa di mio: qualche canzoncina d’amore buttata sui quaderni per commuovere gli amici, esperimenti elettronici ma nulla di più. Entrare in una band rodata come quella dei Grey Owl, seppur facente parte dell’underground locale senza infamia e senza lode, mi ha portato a crescere musicalmente molto più velocemente di quanto non avessi potuto fare da solo. Da principio ho preso a cuore i vecchi pezzi della band rileggendoli in chiave più personale, pian piano sono venute fuori le mie cose: I Calabroni del Nulla, Il Fulmine e La Magia, lo specchio; da lì è cominciata una vera e propria crescita artistica, aiutata anche dai tantissimi concerti live che, seppur circoscritti agli spazi che offriva la mia isola, mi hanno permesso di capire e saper affrontare tutte le problematiche dell’esibizione davanti ad un pubblico. Nel 1997 abbiamo deciso tutti per l’esperienza in sala: la parete di ghiaccio, un cd registrato in fretta e furia ma con tanto entusiasmo. Qualche recensione positiva, un discreto successo di vendite per un’autoproduzione scalcinata (400 cd venduti tradizionalmente e oltre 600 tramite mp3.com), tanti sogni ma, aimè, ascoltandolo adesso capisco quanta strada ci fosse ancora da fare e quanto poco spazio per le false illusioni dovevamo concederci in quel momento. E’ bello sognare ma quando il sogno muore, non tutti hanno la voglia di ricominciare a farlo. Il progetto Grey Owl muore inesorabilmente appena 2 anni dopo, nonostante tutti i tentativi miei e di riccardo (attuale batterista dei Randone) per tenerlo in vita. Resta comunque un eredità di alcuni pezzi inediti: morte di un amore, la giostra, il pentimento di dio e l’infinito. Il periodo successivo è stato drammatico per la buona salute delle mie aspirazioni musicali, frantumate sul muro della realtà già annunciata qualche hanno prima dagli altri: non faremo nulla, è finita, d’ora in poi si suona 1 volta la settimana.

Quali sono state le influenze principali che hanno portato i Grey Owl a suonare hard rock?

I componenti dei Grey Owl sono stati quanto di più eterogeneo in termini di gusti musicali si siano potuti organizzare in una band. Ricordo il chitarrista ed il bassista appassionati al limite del fanatismo di heavy metal e hardcore (dai classici Iron maiden agli improponibili Nuclear Assault) poi convertitisi al prog metal dei Dream Theater e dei Fates Warning. Il batterista, Riccardo Cascone, proselito dei Deep Purple ancor oggi nonchè appassionato di tutto l’hard rock ’70, ed infine io da sempre appassionato di progressive classico: Genesis, Gentle Giant, King Crimson, Banco, Orme. Insomma, tra il metal estremo, l’hard rock ed il progressive un compromesso che forse raggiunge il suo punto ideale nel brano Morte di un amore.

Dopo lo scioglimento della band cosa ti ha portato a pensare di poter andare avanti con la carriera solista?

Qualche mese dopo l’inizio del nuovo millennio, in una delle giornate storte che ogni tanto si scagliano sulla vita della gente, mi trovai stretta nel pugno la mia chitarra acustica, una bellissima Ovation sigh, e scaraventandola sul pavimento gridai: chè la musica esca sì dalla mia vita, quasi fosse stato un amore di quelli che ti fanno soffrire e cui devi rinunciare a tutti i costi. La stessa notte un dolce sogno giunse: nel cielo punteggiato da stelle lucenti le parole di alcune mie canzoni scorrevano come i titoli di Guerre Stellari. Mi svegliai, presi la chitarra ancora buona e cominciai ad improvvisare un giro di accordi. Dopo qualche minuto mi fermai, stetti pensieroso per qualche attimo poi cercai nervosamente nel cassetto un foglio di carta ed una penna. Da lì a qualche ora nasce Tutte le mie stelle, terza traccia di Morte di un amore. Tutto in una notte, come si suol dire.

Arrivi così all’autoproduzione di Morte di un amore, fatta in grande stile e con un ottimo packaging. Quali sono stati i tuoi principali canali di distribuzione, però?

Per Morte di un amore si è trattato di un’autoproduzione nel senso stretto del termine, ho investito qualche soldo per registrare in uno studio vicino casa, mi ci sono voluti quasi due anni per finirlo. Del packaging mi sono curato io stesso aiutato dal fatto che il mio lavoro principale è quello del grafico, per la distribuzione inizialmente ho contattato diverse aziende, tra queste si è mostrata molto disponibile BTF alla quale ho affidato in esclusiva il mio lavoro.

Le composizioni di questo tuo primo lavoro sono state definite da più parti “cantautorato progressivo” accostabile, forse, facendo un parallelo con gli anni ’70 a Claudio Rocchi, Tito Schipa jr., Oscar Prudente, Gianni D’Errico e al primo disco di Cocciante, Mu. Che ne pensi e cosa
c’è di vero, secondo te?
Concordo e dico anche che non poteva essere altrimenti. Dentro quell’album c’è la mia personalità di quegli anni, al tempo vivevo il dramma di non fare più parte di un gruppo e non osavo proporre interventi strumentali per paura che non fossero efficaci. Le canzoni sono venute fuori così come io le proponevo ai Grey Owl, la voce domina in ogni momento. Non nego che da principio mi piacque questa "etichettatura", ho sempre amato la filosofia del cantautore in stile Guccini o De Andrè, il narrare le vicende dell’animo umano in maniera ispirata senza appiccicare quattro parole giusto per farle quadrare con la metrica della canzone, poi ho visto che i puristi non gradivano molto e mi son detto: non faccio pop, non faccio prog, dove devo andare? Morte di un amore è un album che mi piace molto, rappresenta il mio sforzo di voler continuare a sognare nonostante tutto, però manca qualcosa, e questo qualcosa è proprio il gruppo.

In Morte di un amore c’è un totale cambiamento di registro musicale rispetto ai Grey Owl, eppure c’è ancora una loro forte eredità a partire da qualche composizione per finire con chi vi ha suonato. Come è stata possibile questa trasformazione?

Grey Owl è stata una band completa, nel senso che ognuno portava la sua parte per migliorare o arricchire l’idea iniziale. Io mi limitavo a portare il testo, la linea melodica principale e il giro di accordi, chitarrista bassista e batterista lavoravano sulla struttura ritmica inserendo parti strumentali ed arrangiando il tutto, i pezzi erano in continua mutazione (al tempo provavamo tutti i giorni per almeno tre ore). Morte di un Amore porta l’eredità di quattro pezzi dei Grey Owl, un pò lontani da quello che erano originariamente, ma ricchi delle preziose intuizioni di ogni membro della band. E’ proprio la title track il pezzo che più degli altri è rimasto fedele all’ispirazione originaria ed è forse l’unico in cui l’impronta della band è più evidente. Negli altri pezzi c’è solo la mia idea, sviluppata ed arricchita da arrangiamenti curati, ma senza interventi ulteriori.

Testi struggenti per raccontare una drammatica storia di un amore intenso eppure terminato lo stesso. Sei tu il protagonista?

… ok, qui andiamo sul personale. Nella vita le piccole grandi tragedie sentimentali investono chiunque prima o poi. Io sono stato uno di questi e non potrò mai ringraziare abbastanza la musica per avermi consentito di esorcizzare le amarezze conseguenti alla fine di un amore. Potrei aggiungere altro ma temo di annoiare il tuo pubblico. Magari fai una capatina su "Pagine di un diario 4" nella sezione “scritti” del Mondo di Art (sul sito ufficiale di Nicola: www.nicolarandone.com, n.d.r.) che racconta tutta la storia.

Morte di un amore può essere considerato un concept album in virtù degli argomenti trattati, come la morte dell’amore di Dio verso l’umanità ne Il pentimento di Dio, la morte dell’amore verso la vita ne La Giostra e così via, oppure no?

Hai centrato perfettamente lo spirito che traspare già dal titolo. La prima traccia, Visioni, centra il punto sulla morte di un uomo nelle mura di una casa tra l’indifferenza del mondo intero, che non può amare il singolo perchè significherebbe portare sulle spalle una sofferenza troppo grande… e quindi la morte di un amore universale. La morte dell’amore di dio verso l’umanità, come hai ben osservato tu stesso, nel Pentimento di Dio. La morte dell’amore verso di te dalla tua stessa musica in Tutte le mie stelle e delle parole che vengono strappate alla memoria dopo una notte amara. La morte dell’amore per la speranza in l’Infinito, la morte dell’amore verso l’interiorità dell’animo umano in un Cieco e così via. Ad esser sincero non è stato un percorso concettuale voluto nella fase compositiva, si tratta di pezzi creati in 4 anni senza alcun legame apparente tra loro, il caso ha voluto però che uscisse fuori questo tema unico. Il primo che me lo ha fatto notare è stato Peter Patti, un caro amico che mi aiuta nella traduzione dei testi in lingua inglese, nella sua recensione al disco. Quando si dice: un caso davvero imprevisto.

Come sono andate le vendite di Morte di un amore?

Purtroppo non benissimo. L’autoproduzione non premia, forse la gente ha bisogno di inquadrare meglio l’artista all’interno di una produzione prima di spendere dei soldi, specialmente se si tratta di un prodotto non commerciale. Conto comunque di poter fruire dell’effetto "Nuvole di ieri" perchè Morte di un amore possa venire alla luce.

Come sei arrivato al Kalevala Project e alla collaborazione con i Tempore?

E’ stato tutto merito di Beppe. Un giorno mi chiama e mi dice che Marco Bernard aveva bisogno di una band per il Runo 49 perchè chi lo avrebbe dovuto fare si era ritirato all’ultimo momento. Beppe ha pensato subito a me e ha messo a mia disposizione i Tempore, dei quali aveva prodotto il primo volume dell’enciclopedia del rock progressivo italiano. E’ stata un’esperienza entusiasmante e fondamentale per la mia crescita artistica.

Come è nata Runo 49? E’ una composizione tua o dei Tempore?Runo 49 è nata nel mio studio casalingo, lavorare coi Tempore mi ha un pò ricordato l’esperienza coi Grey Owl. Il pezzo inizialmente è nato con atmosfere molto cupe, archi e tappeti di hammond con accenni di psichedelia qua e là, insomma un prodotto molto vicino a quello che è stato poi Nuvole di Ieri. I Tempore gli hanno dato un’impronta quasi metal aggiungendo parti ed eliminando le divagazioni psichedeliche che avevo inserito inizialmente. Quando ho sentito gli arrangiamenti finali non l’ho presa tanto bene, la scena della battaglia ad esempio, dopo la frase: Signori di Poja ridatemi gli astri o misuratevi in armi con me, era stata concepita in maniera totalmente diversa e, sulle rovine di Poja, sentivo più un triste lamento di pianoforte che la galoppata elettrica escogitata da Sandro. Poi, ascoltando e riascoltando, ho rivalutato tutto e mi son detto: diamine, è così che si lavora con una band. In conclusione posso tranquillamente affermare che l’abbiamo scritta insieme.

Cosa pensi delle altre composizioni del Kalevala? In altre parole, che rapporto hai col progressive classico e canonico?

Il progressive classico è quanto di meglio la musica abbia potuto fare per l’animo umano. Album come Foxtrot, The dark side of the moon, Tarkus, Octopus, Felona e Sorona, Darwin e tanti altri, resteranno nel cuore e nella testa di ogni progster degno di tal nome per sempre. Personalmente ho avuto un rapporto privilegiato col prog romantico, quello alla maniera dei Genesis, dei Pink Floyd, di Locanda delle fate e Orme, genere in cui, con una cura quasi maniacale per i testi, gli artisti portavano in piazza le proprie anime. In Kalevala c’è qualcosa che mi è piaciuto moltissimo, tra gli italiani i pezzi dei Malibran e dei Cantina Sociale sono davvero molto belli, altre cose un pò di meno. Non mi piace nel nuovo prog lo scimmiottamento che alcuni artisti operano in riferimento ai grandi del passato, anche io credo di avere delle influenze però mi piace che restino tali al di là dei suoni, che sono solo un linguaggio; l’obiettivo di ogni autore dovrebbe essere quello di fare qualcosa di originale. La maniera in cui credo di riuscire a farlo è innanzitutto attraverso la cura dei testi: è più semplice proporre delle melodie originali quando queste nascono da un’esperienza personale, alla fine si dà voce ad un’emozione che, in quanto umana, è sempre diversa da qualsiasi altra.

Che brani avete proposto, tu e i Tempore, nella data organizzata da Marco Bernard e che avete fatto in Finlandia dopo la pubblicazione del Kalevala Project? Mi spiego: avete suonato insieme come una band unica?

La prima mezzora del concerto ha visto i Tempore nella loro formazione ufficiale e cioè col loro cantan
te Paolo Pasquino. In questa prima fase hanno eseguito pezzi della Pfm e degli Area. Nella seconda parte, con Runo 49, sono entrato io. Sono seguite poi un Cieco e Morte di un amore per chiudere con Il pescatore di De Andrè cantata a due voci con Paolo. Si è suonato insieme come band unica ma purtroppo senza il feeling che si instaura provando nelle cantine tutti i giorni… forse l’esperienza Grey owl mi ha un pò viziato da questo punto di vista.

Hai un forte legame con Torino, dal momento che hai collaborato con i Tempore per il Kalevala Project, e sei prodotto dalla Electromantic. Come hai contattato Crovella?

E’ stato lui a contattare me. Non appena è uscito Morte di un amore, tra le prime cose che ho fatto c’è stata quello di inviarlo a tutte le etichette discografiche italiane e straniere. Un bel giorno, come un fulmine a ciel sereno, mi arriva la telefonata di tale Crovella, tastierista degli Arti e Mestieri… ed io ripensavo a Giro di valzer e Tilt e continuavo a ripetergli: cos’è uno scherzo?

Ho saputo che per registrare sei venuto fin qui a Torino. Raccontaci un po’ questa esperienza: hai fatto il pendolare o hai soggiornato a Torino per un po’ di tempo?

Beh… fare il pendolare dalla Sicilia non è proprio il massimo della vita. Sono rimasto per quasi quindici giorni dormendo su una brandina preparata per l’occasione nello studio di Beppe. E’ stato un vivere a stretto contatto con la musica, dimenticando tutto e tutti, con un solo pensiero appena sveglio: un’altra bella giornata!

Runo 49 è stato registrato a Torino?

Si. Dopo aver lavorato a distanza coi Tempore tra scambi di mp3 e suggerimenti da entrambe le parti, ci siamo ritrovati a Torino ed in 2 giorni abbiamo fatto tutto.

Come è venuto fuori proprio il nome dei Tempore per la collaborazione del Kalevala e perché fare una collaborazione?

Al tempo non avevo ancora una band, Beppe aveva sentito delle mie idee e si parlava già di lasciare ai Tempore il compito di arrangiare Nuvole di ieri ancora in stato embrionale. Tempore è una band della scuderia Electromantic, Randone lo sarebbe stato anche, con un colpo solo immagino che Beppe abbia voluto portare all’attenzione del popolo prog due nomi della sua scuderia preparando così l’uscita dell’album ufficiale dei Randone & Tempore. Le cose sono poi andate diversamente, Nuvole di ieri è stato un progetto più complesso e volevo avere più controllo sugli arrangiamenti e ulteriori interventi dei musicisti. Fortunatamente l’aiuto di Riccardo e di Marco, ultimo chitarrista dei Grey Owl poi trasformatisi in Lorien, mi hanno permesso di proporre a Beppe delle idee più articolate sulle quali sarebbe stato lui stesso ad intervenire con le tastiere. Il risultato del primo demo lo ha convinto ad abbandonare l’idea dei Tempore e orientarsi verso il nome RANDONE.

Come sono nate le idee per Nuvole di Ieri? E’ un’esperienza personale?

Ad eccezione di Runo 49 e la nuova suite che sto preparando per il progetto SPAGHETTI di Colossus, tutte le mie canzoni nascono da esperienze personali. In questo caso particolare l’esperienza è un viaggio di oltre 1 mese in terra d’Olanda. E’ stato utilissimo per questo rileggere tutti i diari dell’epoca pieni zeppi di quelle visioni mentali che mi piaceva creare quando la realtà mi stava stretta.

Che influenza ha avuto, se na ha avuta, sulle tue composizioni un pilastro storico come Crovella?

Essenziale direi. Nella mia idea di base Nuvole di Ieri era un lavoro di rock sinfonico, con archi, corni, tappeti sintetici e molta chitarra elettrica. Beppe ha sostituito i freddi suoni campionati degli archi e dei cori con gli splendidi e caldi preset del mellotron, e aggiunto ex-novo interventi di hammond che, quando ho sentito per la prima volta, mi hanno fatto venire la pelle d’oca, specialmente nei suoi ruggiti. Sarebbe ingiusto considerare quella di Beppe solo un’influenza, si è mostrato partecipe delle mie emozioni musicali non solo come musicista ma anche e soprattutto da uomo, cogliendo lo spirito delle liriche e limando tutte le ingenuità della mia esecuzione originaria al servizio del significato complessivo dell’opera. Lo stesso discorso va fatto per Riccardo che ha saputo dare un senso ritmico alle idee e a Marco che ha dato un respiro elettrico a quelli che inizialmente erano solo movimenti di archi. La partecipazione di ogni musicista a questo lavoro ha fatto di Nuvole di Ieri un album da band di cui oggi sono fiero e soddisfatto.

Musicalmente con Nuvole di Ieri ti allontani dallo stile cantautorale e ti avvicini di più al progressive vero e proprio. E’ una cosa voluta?

Il mio caro amico Peter, dopo aver ascoltato l’album, mi ha detto che in questo lavoro ha avvertito il raggiungimento da parte mia di una maturità artistica importante. Morte di un amore è stata un’operazione dolorosa per me, non ci sono stati musicisti disposti ad impegnarsi negli arrangiamenti, questi si limitavano semplicemente ad "eseguire" le parti da me indicate, ed io stesso non ero tecnicamente preparato a realizzare qualcosa di più complesso benchè avessi masticato progressive sin dall’adolescenza. Forse ero solo un po’ complessato, forse ero rassegnato all’idea che un solista non potesse fare altro. Solo grazie a Beppe e ai musicisti che hanno lavorato con me, Nuvole di ieri è oggi la cosa più vicina alla mia sensibilità musicale. Il progressive "vero e proprio" è un genere che non si può fare da soli, per sua propria natura e complessità ha bisogno di più teste possibile. Quindi più che un cosa voluta la definirei un risultato inevitabile.

Ci sono anche molte sferzate hard rock. E’ una reminiscenza dei Grey Owl?

Proprio così. Grey owl è un’esperienza che mi porterò sempre dietro. Prima di collaborare con loro non avevo mai ascoltato metal, anzi, ero piuttosto "talebano" nel genere che fino a quel periodo ascoltavo incessantemente. Con loro ho imparato ad esprimere la rabbia e la passione con un linguaggio più vicino ai nostri tempi, una chitarra distorta e ben saturata.

Nuvole di Ieri è un ottimo lavoro, delicato, poetico e progressivo e o­nirico allo stesso tempo. E’ difficile raggiungere e mantenere questa sensibilità artistica in un luogo come la Sicilia, la quale credo sia poco sensibile a concetti progressivi (smentiscimi se sbaglio)?

Il problema di questa terra meravigliosa non è tanto nella sensibilità di ogni singola persona ma nell’essere lontani da un contesto internazionale. Per questa ragione il siciliano tende a chiudersi in quelli che sono i prodotti della propria terra, quelli che più si avvicinano al suo stile di vita: gioioso, solare e tutto incline al divertimento. Il genere musicale che qui da noi ha un seguito nell’”underground” è quello che viene definito etnica ma che in realtà è un miscuglio tra ska, reggae, dub e quant’altro. Sicuramente non rientra tra i miei progetti raggiungere notorietà in patria, forse per il timore inconscio dell’antico motto “Nemo profeta in patria”, ancor più perché ritengo che il prog sia un genere rivolto a persone che non considerino la musica come un piacevole sottofondo o “una cosa” da ballare, cosa che, aimè, per il carattere gioviale della mia gente amante del chiacchiericcio e delle serate in discoteca, qui è richiesta. Per la Sicilia ci vorrebbe solo un po’ di attenzione in più da parte dei rappresentanti della cultura…

Che rapporti hai con gli altri artisti progressivi della tua isola?

Conosco solo i Malibran, in particolare il leader Giuseppe Scaravilli, una persona squisita e di una grande versatilità musicale. Spero di poter collaborare anche con loro un giorno.

Parlaci dei futuri progetti di Randone come musicista e come band.

Tanti. Salvati su 3dvd ci sono i progetti in Cubase per altri 3 album tra i quali un’altra suite di oltre 60 minuti… non voglio anticip
arti nient’altro riguardo questo perché desidero sia una sorpresa. Nell’immediato c’è una nuova collaborazione con la fanzine e associazione finlandese Colossus per il progetto Spaghetti Epic, un doppio cd edito da Musea Records che vede la partecipazione di 6 band (3 italiane) per raccontare in musica il film C’era una volta il West di Sergio Leone. Questo brano oltre che per Spaghetti, insieme ad altri, farà parte del nuovo cd della band RANDONE di cui stiamo discutendo in questi giorni con Beppe.

Ci saranno delle date live qui in Italia (spero anche dalle parti di Torino)?

Al momento non ci sono progetti relativi alle esibizioni Live. Prima di tutto è essenziale per noi trovare un musicista che possa sostituire sul palco Beppe, e non è una cosa affatto facile non tanto da un punto di vista tecnico ma come sensibilità artistica, dove lo trovi un musicista che fa suonare l’hammond come lui? Per questa estate spero si possa organizzare qualcosa semprechè, nel frattempo, non ci arrivi qualche invito.

Complimenti vivissimi per il tuo sito che tieni costantemente aggiornato, come in un diario quotidiano. Riesci a conciliare il tuo lavoro con l’attività musicale?

Lo concilio malissimo!! Fin quando si trattava di 8 canzoni in quattro anni, la cosa poteva anche funzionare. Adesso l’entusiasmo che mi ha trasmesso Beppe ed il riscontro che sto avendo con musicisti, giornalisti e pubblico, mi ha portato a dedicare alla musica più tempo di quanto non possa dedicare al lavoro. Proprio in questi giorni ho deciso per il classico anno sabbatico, poi immagino tornerò ancora al lavoro con un part time. Spero davvero di poter fare della musica il mio futuro lavoro, so che per il momento è solo un bel sogno ma crederci mi dà la spinta per fare quei colpi di testa che altrimenti eviterei.

Un grossissimo in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri e grazie per la buona musica che riuscirai ancora a comporre. Saluti da Movimenti Prog.

Come si dice: crepi il lupo, grazie a te per l’opportunità che mi hai concesso di apparire su Movimenti prog e per la preziosa scheda nel database del centro studi. Un caro saluto a tutta la redazione con un occhio di riguardo per Donato che sin dal primo cd mi ha mostrato una simpatia ed un’attenzione preziose per un artista alle prime esperienze.